successione
Le assicurazioni sulla vita si sono affermate in quanto sono impignorabili ed esenti da imposte.

Sono scelte da  un numero sempre maggiore di italiani anche alla luce degli irrisori tassi di interesse che vengono percepiti sui titoli di stato.

Le assicurazioni godono di un regime di privilegio,  ma fino a quando durerà?

Se per rimpinguare le  casse pubbliche, si procederà con una revisione delle imposte di successione, è quasi certo che questo privilegio scomparirà o perlomeno, secondo quanto prevedono gli esperti del settore, si provvederà a colpire quei capitali che derivano da polizze in cui l’elemento finanziario è predominante rispetto a quello previdenziale/assistenziale.

Tali polizze infatti potrebbero essere considerate come assimilate alle intermediazioni finanziarie e dunque soggette a imposta di successione.

banca-dati-dna
Il Governo  ha approvato nei giorni scorsi (Cdm n. 109) il regolamento attuativo  disciplina l’istituzione della cosiddtta banca dati del dna.

Al CNBBSV  (comitato nazionale per la biosicurezza,le biotecnologie e le scienze della vita) sono state attribuite funzioni di garanzia scientifica per la Banca Dati DNA dalla Legge n. 85 del 2009 (G.U. n. 160 del 13 luglio 2009 – Suppl. ord. n. 108)

Il nuovo regolamento oltre a istituire la banca dati e il relativo laboratorio centrale disciplina anche lo scambio delle informazioni raccolte per finalità di cooperazione internazionale tese alla lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera.

La nuova banca dati sarà collocata presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, mentre il laboratorio centrale si troverà presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia.

In particolare, gli artt. 15 e 16 della citata normativa prevedono che:

Art. 15. (Istituzioni di garanzia)

1. Il controllo sulla banca dati nazionale del DNA è esercitato dal Garante per la protezione dei dati personali, nei modi previsti dalla legge e dai regolamenti vigenti.

2. Il Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (CNBBSV) garantisce l’osservanza dei criteri e delle norme tecniche per il funzionamento del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA ed esegue, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, verifiche presso il medesimo laboratorio centrale e i laboratori che lo alimentano, formulando suggerimenti circa i compiti svolti, le procedure adottate, i criteri di sicurezza e le garanzie previste, nonchè ogni altro aspetto ritenuto utile per il miglioramento del servizio.

3. Il Garante per la protezione dei dati personali e il CNBBSV provvedono all’espletamento dei compiti di cui ai commi 1 e 2 nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie già in dotazione agli stessi.

Art. 16. (Regolamenti di attuazione)

1. Con uno o più regolamenti adottati, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della giustizia, del Ministro dell’interno e del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della difesa, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentiti il Garante per la protezione dei dati personali e il CNBBSV, sono disciplinati, in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi della presente legge:

a) il funzionamento e l’organizzazione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, le modalità di trattamento e di accesso per via informatica e telematica ai dati in essi raccolti, nonchè le modalità di comunicazione dei dati e delle informazioni richieste;

b) le tecniche e le modalità di analisi e conservazione dei campioni biologici, nonchè, nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 13, comma 4, i tempi di conservazione dei campioni biologici e dei profili del DNA;

c) le attribuzioni del responsabile della banca dati nazionale del DNA e del responsabile del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, nonchè le competenze tecnico-professionali del personale ad essa addetto;

d) le modalità e i termini di esercizio dei poteri conferiti dall’articolo 15 al CNBBSV;

e) le modalità di cancellazione dei profili del DNA e di distruzione dei relativi campioni biologici nei casi previsti dall’articolo 13;

f) i criteri e le procedure da seguire per la cancellazione dei profili del DNA e la distruzione dei relativi campioni biologici, anche a seguito di riscontro positivo tra i profili del DNA oggetto di verifica, al fine di evitare la conservazione, nella banca dati e nel laboratorio centrale, di più profili del DNA e più campioni biologici relativi al medesimo soggetto.

2. Gli schemi dei regolamenti di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere, ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia. I pareri sono resi entro il termine di quindici giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i regolamenti sono adottati anche in mancanza dei pareri. Qualora detto termine venga a scadere nei quindici giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dall’alinea del comma 1 o successivamente, la scadenza di quest’ultimo è prorogata di trenta giorni.

SUCCESSIONI

Niente  semplificazione delle procedure ereditarie ed alla creazione del registro delle successioni

Ieri, nel corso delle votazioni alle proposte di modifica al ddl concorrenza che si sono svolte in commissione industria al senato, ha ottenuto il via libera l’emendamento volto a sopprimere l’art. 43 del ddl che prevedeva la nascita del registro delle successioni tenuto dal Consiglio nazionale del notariato poi vigilato dal Ministero della giustizia.

Il registro doveva  contenere le copie autentiche degli atti con relativi estremi e i certificati successori europei emessi in Italia, mentre l’inserzione della documentazione sarebbe stata affidata al notaio.

Inoltre, l’art. 43 prevedeva che con uno o più decreti del ministero della giustizia, dopo aver sentito il Consiglio nazionale del notariato e il Garante per la protezione dei dati personali e l’Agenzia per l’Italia digitale, sarebbero state determinate le modalità e le regole tecniche per la tenuta del registro, per la ricerca degli atti, delle dichiarazioni, degli estratti e delle certificazioni, oltre alle modalità per l’accesso al registro da parte delle pubbliche amministrazioni e dell’autorità giudiziaria.

A seguito della modifica, dunque, l’elenco rimarrà nelle mani di ciascun tribunale presso cui è stata aperta la successione.

LEASING IMMOBILIARE
Il leasing immobiliare abitativo prevede incentivi fiscali sull’acquisto o la costruzione di immobili da adibire ad abitazione principale.
L’obiettivo della misura è di agevolare i più giovani sull’acquisto dell’abitazione di residenza attraverso l’utilizzo dello strumento della locazione finanziaria quale innovativo canale di finanziamento rispetto all’ordinario strumento del mutuo ipotecario.
Il leasing immobiliare abitativo è stato introdotto dalla Legge di Stabilità n. 208/2015  ed è fruibile dai soggetti con reddito complessivo non superiore a 55.000 euro, senza abitazione principale.

I titolari dei contratti stipulati dal 1° gennaio 2016 e fino al 31.12.2020, potranno portare in detrazione dalla dichiarazione dei redditi i costi del leasing “prima casa”.

In particolare, per i giovani sotto i 35 anni all’atto della stipula del contratto e con reddito complessivo non superiore a 55.000 euro gli incentivi fiscali sono:

  • la detraibilità pari al 19% dei canoni di leasing (fino ad un importo massimo di 8 mila euro annui);
  • la detraibilità pari al 19% del prezzo del riscatto (fino ad un importo massimo di 20 mila euro).

Per i soggetti con età uguale o superiore a 35 anni e con reddito complessivo non superiore a 55.000 euro gli incentivi  fiscali sono:

  • la detraibilità pari al 19% dei canoni di leasing (fino ad un importo massimo di 4 mila euro annui);
  • la detraibilità pari al 19% del prezzo del riscatto (fino ad un importo massimo di 10 mila euro). 

Sia per gli under 35 che per gli over 35 l’imposta di registro sull’acquisto dell’abitazione “prima casa” è ridotta all’1,5%, ma l’imposta di registro è calcolata sul prezzo di acquisto, perché non è applicabile il meccanismo del prezzo-valore.

Contattaci per saperne di più

Tassa di Successione

Secondo le ultime indiscrezioni  il governo sta studiando una riforma  delle imposte di successione sull’eredità con un abbattimento delle franchigie ed un innalzamento delle aliquote oltre il 40% 

Si parla di un abbassamento delle franchigie (sotto le quali c’e’ l’esenzione) dall’attuale milione di euro fino a  300.000/400.000 euro.

La riforma prevederebbe inoltre l’innalzamento delle aliquote delle tasse di successione per tutti gli eredi, quindi anche nel caso in cui questi siano il coniuge o i figli del defunto.  Le aliquote potrebbero arrivare a fino al 45% per i patrimoni ereditati il cui valore supera i cinque milioni di euro. 

La base imponibile delle nuove tasse di successione sarà rappresentata dal valore complessivo dell’eredità, ma l’importo di quanto dovuto all’Erario verrà determinato dall’applicazione delle rinnovate aliquote, che saranno del 7% per parenti in linea retta,  e il coniuge, con franchigia massima stabilita a 400.000 euro; dell’8% per i fratelli e le sorelle, con una franchigia massima fissata a 100.000 euro; del 10% per i parenti fino al quarto grado, per gli affini in linea retta e in linea collaterale fino al terzo grado, senza nessuna franchigia; del 15% e senza franchigia per tutti gli altri soggetti.

Se il valore dell’eredità supera i 5 milioni di euro,  le aliquote saliranno al 21% per il coniuge, genitori e i figli; al 24% per sorelle e fratelli; al 30% per i parenti fino al quarto grado; al 45% per tutti gli altri soggetti. 

Aliquote attuali

Ecco le vigenti aliquote da applicare sul valore netto dell’asse ereditario e le soglie di esenzione spettanti in base al grado di parentela che intercorre tra erede e defunto.

– coniuge o parenti in linea retta: aliquota al 4% franchigia di 1.000.000,000 

– fratelli e sorelle: aliquota al 6% con franchigia di 100.000 euro;

– altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e in linea collaterale fino al 3° grado: aliquota al 6% senza alcuna franchigia 

– altri soggetti (per es. conviventi e terze persone): aliquota all’8% senza franchigie;

– portatori di handicap: aliquota al 4-6-8% a seconda del grado di parentela, con una franchigia di 1.500.000 euro.

 

Jobs Act
Dopo il Jobs Act dedicato al mondo del lavoro dipendente ed ammortizzatori sociali, sta per essere approvato  un disegno di legge sui professionisti e lavoratori autonomi che potrà segnare cambiamenti nel mondo di chi possiede una partiva iva.

Definito dal premier  “Jobs Act degli autonomi” il ddl  riguarderà gli autonomi che possiedono una partita iva.

Sono previste nuove garanzie per tutti gli autonomi  che fino ad oggi, erano discriminati rispetto a chi aveva un impiego come lavoratore dipendente.

Una novità sarà l’introduzione della maternità. Nel ddl sarebbe stato inserito un punto che consente alle lavoratrici autonome di assentarsi dal lavoro per 5 mesi tra prima e dopo il parto, percependo l’80% dei redditi dichiarati in precedenza. 

La maternità sarebbe così concessa anche ai lavoratori con partita iva e pagata direttamente dall’INPS.

Anche la malattia è stata inserita nel ddl in arrivo e sarebbe concessa in caso di assenza dal lavoro per almeno 30 giorni, in questo caso non si percepirebbe denaro, ma la possibilità di non pagare i contributi per il periodo  di assenza giustificata dal lavoro.

Un altro aspetto importante riguarderà la polizza assicurativa contro i mancati pagamenti da parte dei clienti.

Il lavoratore autonomo potrà stipulare un’assicurazione detraibile dalle tasse a copertura di mancati pagamenti da parte dei clienti.

Diventeranno nulli i contratti stipulati tra professionista e cliente con pagamenti troppo dilazionati nel tempo.

rinegoziazione del Mutuo

Il mutuatario in caso di necessità può decidere di variare le condizioni del mutuo già stipulato, per ottenere un miglioramento delle condizioni del contratto può attivare le seguenti modalità:

Sostituzione del mutuo: per usufruire di condizioni finanziarie più favorevoli ed eventualmente ottenere anche liquidità per soddisfare nuove necessità finanziarie, è anche possibile estinguere il vecchio mutuo per accenderne uno nuovo presso la stessa o un’altra banca. Questo comporta l’estinzione del vecchio mutuo e la stipula di un nuovo finanziamento con correlativa iscrizione di una nuova ipoteca con tutti i costi e controlli di legalità collegati;

Rinegoziazione: è un accordo fra banca e cliente per modificare alcune condizioni del contratto di mutuo: di solito la durata e/o il tasso di interesse. Questa modifica, che richiede la collaborazione delle parti originarie del contratto, trova però un limite importante perché bisogna rispettare l’importo del debito residuo del vecchio mutuo alla data di stipula della modifica;

Surroga: il mutuatario ottiene da una banca diversa da quella con la quale aveva originariamente contratto il mutuo, un nuovo finanziamento a condizioni economiche migliori allo scopo di estinguere il debito preesistente e “sostituire” la nuova banca alla vecchia in tutte le garanzie che assistevano il precedente contratto, ivi compresa l’ipoteca già in essere.

E’ necessario che il nuovo mutuo coincida perfettamente con il debito residuo del vecchio. Le spese della surroga  sono per legge poste a carico della nuova banca mutuante.

Contattaci

convenzioni matrimoniali

convenzioni matrimoniali

Per regolare i loro rapporti patrimoniali i coniugi possono scegliere fra varie opzioni. Il regime patrimoniale legale dei coniugi, in mancanza di scelta e quindi di diversa convenzione, è costituito dalla comunione legale; i coniugi possono stipulare apposita convenzione matrimoniale per scegliere un regime diverso, come ad esempio la separazione dei beni.

Altre regole particolari sono previste per il fondo patrimoniale, con il quale ciascuno o ambedue i coniugi o un terzo possono destinare alcuni beni a far fronte ai bisogni della famiglia.

Comunione legale

La comunione legale è il regime patrimoniale della famiglia in forza del quale i beni acquistati durante il matrimonio sono comuni a entrambi i coniugi, anche se è intervenuto solo uno all’atto di acquisto. Per disporre dei beni comuni occorre sempre il consenso di entrambi.

Separazione dei beni

La separazione dei beni è il regime patrimoniale della famiglia in virtù del quale ciascun coniuge conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio. 

La separazione dei beni non ha nulla a che vedere con la separazione personale consensuale o giudiziale e non incide in alcuno modo su i diritti (anche ereditari) del coniuge.

Fondo patrimoniale

Oltre a scegliere tra comunione legale o separazione dei beni, i coniugi possono anche scegliere se costituire un fondo patrimoniale. Il fondo patrimoniale è un particolare tipo di convenzione attraverso la quale determinati beni possono essere destinati a far fronte ai bisogni della famiglia: ciò significa che il fondo patrimoniale è un patrimonio destinato ad uno specifico scopo.

È importante confrontarsi con il  notaio: egli infatti ha una conoscenza specifica della materia ed è in grado di consigliare ed informare specificamente sui vantaggi e svantaggi di ciascun regime patrimoniale.

Contattaci

mutui ipotecari

Il mutuo ipotecario è un finanziamento a medio-lungo termine, che in genere dura da 5 a 30 anni. Di solito il cliente riceve l’intera somma in un’unica soluzione e la rimborsa nel tempo con rate di importo costante o variabile.

Serve per acquistare, costruire o ristrutturare un immobile, in particolare la casa di abitazione. È chiamato “ipotecario” perché il pagamento delle rate è garantito da un’ipoteca su un immobile. Può essere concesso dalle banche e da altri operatori finanziari che in questa Guida chiamiamo tutti “intermediari”.

Mutuo a tasso fisso

Il tasso di interesse resta quello fissato dal contratto per tutta la durata del mutuo. Lo svantaggio è non poter sfruttare eventuali riduzioni dei tassi di mercato che dovessero verificarsi nel tempo. Il tasso fisso è consigliato a chi teme che i tassi di mercato possano crescere e fin dal momento della firma del contratto vuole essere certo degli importi delle singole rate e dell’ammontare complessivo del debito da restituire. A fronte di questo vantaggio l’intermediario spesso applica con dizioni più onerose rispetto al mutuo a tasso variabile.

Mutuo a tasso variabile

Il tasso di interesse può variare a scadenze prestabilite rispetto al tasso di partenza seguendo le oscillazioni di un parametro di rife rimento, di solito un tasso di mercato o di politica mo – netaria. Il rischio principale è un aumento insostenibile dell’importo delle rate. A parità di durata, i tassi variabili all’inizio sono più bassi di quelli fissi, ma possono aumentare nel tempo, facendo così aumentare l’importo delle rate, anche in misura consistente. Il tasso variabile è consigliato a chi vuole un tasso sempre in linea con l’andamento del mercato, o comunque può sostenere eventuali aumenti dell’importo delle rate.

Mutuo a tasso misto

Il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze fisse e/o a determinate condizioni indicate nel contratto. Vantaggi e svantaggi sono alternativamente quelli del tasso fisso o del tasso variabile.

Mutuo a due tipi di tasso

Il mutuo è suddiviso in due parti: una con il tasso fisso, una con il tasso variabile. Il doppio tasso è consigliato a chi preferisce una soluzione intermedia tra il tasso fisso e il tasso variabile, equilibrando vantaggi e svantaggi di ciascuno.

Mutuo a tasso agevolato

In alcuni casi gli enti pubblici possono contribuire al pagamento degli interessi di un mutuo.

per ulteriori informazioni contattaci

Il fondo patrimoniale è un particolare tipo di convenzione attraverso la quale determinati beni possono essere destinati a far fronte ai bisogni della famiglia: ciò significa che il fondo patrimoniale è un patrimonio destinato ad uno specifico scopo. La dottrina lo fa rientrare nella categoria del patrimonio separato.fondo Esso può essere costituito dai coniugi, anche durante il matrimonio, tramite atto di costituzione; oppure può essere costituito da un terzo. La proprietà dei beni conferiti spetta ad entrambi i coniugi. Non possono beneficiarne le coppie di fatto, e cessa i suoi effetti in caso di morte del coniuge, separazione, divorzio, annullamento del matrimonio. La sua funzione principale è quella di soddisfare i bisogni della famiglia (e cioè i bisogni relativi ai diritti di mantenimento, assistenza e contribuzione).

Continua a leggere